Bruno nasce nell’Ottobre del 2013 2017-09-10T09:28:50+00:00

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    Quando sono rimasta in cinta io e mio marito, come un sesto senso, sapevamo già che non avrei fatto alcun esame per testare la “normalità” di nostro figlio
    Cos’è la normalità?
    Esiste?
    Certo che avremmo accettato ogni condizione, ma è anche vero che non si è mai pronti, anche solo perché semplicemente non ci si pensa

    al secondo giorno dalla nascita il primario mi chiama a colloquio presso di lui senza richiedermi anche la presenza di mio marito

    Bruno è il mio secondo figlio ed io, tenendolo in braccio a poche ore dalla nascita, in attesa con le altre mamme per fargli il suo primo bagnetto, mi accorgevo che i suoi tratti non erano quelli canonici e lo scrutavo minuziosamente nella certa consapevolezza che lui “fosse” down
    mi volevo conservare comunque un margine di dubbio per sperare che ciò che vedessi non fosse tale
    quando il primario mi ha convocata, ancora prima di incontrarlo di persona, ho realizzato che ciò che avevo visto era concreto ed a quel punto ho percepito tutta la mia infinita piccolezza nell’universo ed ogni impossibilità di realizzare la mia genitorialità…compreso il senso di colpa per aver generato una creatura condannata all’infelicità
    Cos’è la felicità?
    E’ circoscrivibile solo ad alcune condizioni?

    ho affrontato da sola il colloquio al quale erano presenti il primario stesso e la capo reparto del nido

    posso affermare che l’atteggiamento dei due è stato perfettamente professionale, tanto è vero che non mi hanno fatto sentire madre di una mostruosità, ma madre di un bambino:
    questo bambino avrebbe avuto necessità di cure ed attenzioni più impegnative

    ho quindi dato il mio consenso all’analisi del dna

    l’esito dell’esame del dna sarebbe arrivato a distanza di 4 giorni dall’uscita dall’ospedale
    quei 4 giorni sono stati logoranti e massacranti
    ho cercato di scavare a fondo al mio io ed al mio inconscio ininterrottamente ed implacabilmente tentando di non concedermi alcun alibi, nel tentativo di capire quale direzione avessi dovuto prendere, come se la mia esistenza, nel vissuto di quarant’anni, non avesse più alcuna pregnanza ed alcun riferimento
    ero vuota
    ero pervasa e costituita di un unico sentimento : senso di colpa per l’egoismo di aver voluto mettere al mondo una creatura senza speranza di vita in quanto tale
    non mi ponevo il dubbio che il mio sentimento derivava dall’ ignoranza e dai preconcetti
    In mente avevo l’immagine di alcuni giovani adulti che anni addietro avevo conosciuto da “carcerati” facendo volontariato con lo scautismo

    a distanza di 15 giorni dalla nascita di Bruno è arrivato il risultato dell’esame del dna
    mi sono recata a colloquio con il primario con mio marito e da lui abbiamo ricevuto la notizia della conferma dei “forti sospetti”
    in quel momento si è incarnata la verità nel corpo di mio figlio ed io lo guardavo piangente
    a mio avviso i medici sono stati molto corretti e non abbiamo ricevuto la sensazione di essere colpevoli e giudicati, ma anzi, abbiamo ricevuto anche frasi di conforto nelle quali ci spiegavano che le persone con sindrome di down “possono” vivere e che sono persone come le altre
    ci portavano anche esempi di qualcuno da loro conosciuto

    Il primo mese è stato durissimo
    Non ho mai sondato e scavato così profondamente nella mia coscienza
    Mia madre un giorno di quelli mi ha detto :” E’ tuo figlio”
    Ho capito allora che cercavo dei perché inutili e mi facevo inutili sensi di colpa
    Come per la prima figlia, avrei fatto la madre anche per Bruno

    Ho avuto quindi immediatamente l’esigenza di confronto e di conoscenza con gli altri genitori e questo mi ha molto aiutata
    Il confronto, anche con chi non condividiamo gli atteggiamenti, mi ha aiutata a volermi sempre mettere in discussione ed ad informarmi nella maniera più corretta possibile
    L’incontro con gli altri genitori mi ha permesso di venire a conoscenza di importanti riferimenti

    Passato il periodo dell’impatto con la realtà, una realtà forte, e che DEVE farci migliorare come persone e come genitori, ho ritrovato nuovi equilibri e mi sono nuovamente aperta al mondo

    Ad Ottobre di questo anno Bruno compirà quattro anni
    Vivo una dimensione di genitorialità nuova, coinvolgente, sempre attenta e quindi faticosa
    Le decisione sono tutte calibrate
    E’ vero, questa pienezza sfiancante non l’ho vissuta con la mia prima figlia…e di certo sarebbe stato molto più fruttuoso se mi fossi comportata con la stessa tenace volontà di essere sempre “sul pezzo”
    Ci sono momenti duri ( salute in crisi, confronto con specialisti –medici, insegnanti, logopedisti…-, confronto con gli altri TUTTI con cui non è sempre facile saper essere equilibrati, l’attesa di quel gradino in più che non si riesce a salire PARREBBE in alcun modo, la soluzione al mio atteggiamento che capisco sbagliato ma non riesco a modificare, il chiaro messaggio di mio figlio che è a disagio ed io che non so capirlo…)
    Sto imparando ad attendere, a far fare, a non temere l’errore che non ho mai visto cosa tanto utile!
    sto imparando a prendere la vita come si suol dire, con filosofia e con Bruno ho riscoperto l’entusiasmo: chiave di lettura che da qualche anno mi aveva abbandonata
    Scopro il mondo con una sensibilità nuova
    Mi piace, sono felice ed appagata
    Sbaglierò come ogni genitore che non è perfetto, ma quando vedo la solarità di mio figlio e la sua curiosità, la sua voglia di fare, di dire e di stare con glia altri, penso che devo proseguire così

    Ho affrontato spesso con il tema della decisione a cui si viene sottoposti già dal momento in cui si decide di avere un figlio
    Reputo che quella decisione in quanto tale è più grande della capacità di chiunque di “decidere” circa la predestinazione della vita dei nostri figli e che per quel motivo sia ingiusta (non sono religiosa)
    Si, i passi avanti della ricerca direbbero il contrario: è un atto che diffonde salute ed inoltre alleggerisce il carico economico della sanità
    Ho visto tante madri piangere di fronte ai piccoli corpi dei loro figli con 46 cromosomi
    L’etica non può mai essere pura (vera o falsa) o svincolata dal resto (assoluta) ed è inconciliabile un’etica strettamente individuale (l’accettazione di un figlio in quanto tale) con quella di una società che aspira ad una sana, economica ,efficiente e certamente normale popolazione

    Non mi sento per lo stesso pricipio in grado di giudicare chi decide diversamente da me, perché, come dice la mamma di Bruno (mai nato), suo figlio le dice che va bene così

    Mamma Laura

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